Porta Grande di novembre 2026: le cose buone esistono. Ma chi resta quando le luci si spengono?

Un’associazione che cerca una stanza, un sindaco che fa il bilancio di cinque anni, un ospedale che si prepara a riaprire, un paese che torna sugli spalti. Il nuovo numero racconta che cosa cambia davvero nella vita delle persone. E lo fa con i fatti, chiedendo a ciascuno di fare la propria parte.

In Porta Grande 2026: una stanza, una sola
C’è una sedia a rotelle che da quindici anni passa di casa in casa. La ritirano le volontarie dell’ANT, la custodiscono e la consegnano a chi ne ha bisogno, quando la malattia arriva senza avvisare.
Oggi quelle sedie, quei letti, quegli ausili non hanno più un posto. La delegazione di Cisternino ha dovuto lasciare la sede e cerca uno spazio in affitto. Alle «formichine», come amano definirsi, manca una stanza. Una sola.
Da qui parte il numero di novembre. E da una domanda che attraversa tutte le pagine: che cosa cambia, davvero, nella vita delle persone?
Dietro ogni numero c’è una persona
Trecentonovantotto accessi al Segretariato sociale. Ventisei famiglie sostenute con beni di prima necessità. Venticinque anziani assistiti a casa. Sette donne seguite dal Centro antiviolenza. Tre alunni con disabilità ancora in lista d’attesa per l’assistenza a scuola.
Sono i numeri del Consorzio CIISAF. L’assessore Mariangela Rendini ci aiuta a leggerli, senza nasconderne le crepe. In fondo all’inchiesta trovate dove e quando chiedere aiuto: pagine da conservare in casa.
Poi ci sono i ragazzi che finiscono la scuola e rischiano di restare senza un posto nel mondo. Bridge2Autonomy costruisce per quindici di loro un ponte verso la vita adulta: cucina, informatica, borsa lavoro. Due di loro hanno perfino scritto un libro.
Le domande che contano
Al sindaco Lorenzo Perrini abbiamo chiesto il bilancio di cinque anni. Ha risposto su tutto: la casa che manca, i rifiuti che costano più del previsto, la rotatoria di via Fasano che aspetta. E sul 2027 non si è tirato indietro.