mercoledì, 07 ottobre 2026
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san francesco d'assisi pastore e martire

CUP, chiamate i Carabinieri. Magari sbloccano anche le agende

CUP, chiamate i Carabinieri. Magari sbloccano anche le agende.

Dopo lo scontro allo sportello di Fasano, il nodo resta tecnico e organizzativo: agende non visibili, direttive carenti e cittadini di confine costretti a una corsa a ostacoli tra ASL.

cup
dott. Fabiano Amati

Al CUP di Fasano mancava evidentemente una funzione. Dopo «cerca disponibilità» e «prenota prestazione», Fabiano Amati ha suggerito «chiama i Carabinieri».

Resta da capire se una pattuglia possa rendere visibile un’agenda che il sistema informatico non mostra.

dott. Antonio Scianaro

Una risposta da correggere, non un bersaglio

L’ex assessore regionale racconta di aver sentito un operatore negare una prenotazione al nuovo ospedale Monopoli-Fasano perché appartenente alla ASL Bari.

Se pronunciata in questi termini, sarebbe una spiegazione da correggere. Ma correggere una risposta e trasformare uno sportellista nel bersaglio di una requisitoria pubblica sono due cose diverse.

Il punto: prenotabile in teoria, non in pratica

Amati sostiene che i CUP pugliesi siano federati. Riconosce, però, che alcuni codici potrebbero non risultare visibili.

È proprio qui il punto: la possibilità teorica di prenotare non coincide con la possibilità concreta di farlo:

  • da quello sportello;
  • per quella prestazione;
  • nei tempi prescritti.

Un operatore può cercare un appuntamento. Non può inventare disponibilità, né aprire agende alle quali non ha accesso.

Le contestazioni del sindacato

La UIL FP Brindisi denuncia limiti informatici e carenze nelle direttive. Antonio Scianaro segnala, tra gli esempi, le restrizioni sulle prenotazioni delle analisi al nuovo ospedale.

Sono contestazioni precise. ASL e Sanitaservice devono chiarirle con dati e istruzioni operative, non lasciare che la disputa si consumi sulla testa di chi lavora allo sportello.

Peraltro, l’esistenza di agende dedicate non è una fantasia degli operatori: la stessa ASL Taranto prevede che le visite specialistiche di controllo siano prenotate direttamente dagli specialisti su specifiche agende.

Il sistema, insomma, è più articolato di uno slogan.

Cisternino, terra di confine

Il caso è scoppiato a Fasano, ma da Cisternino il problema si vede altrettanto bene. E la posizione di confine rischia di renderlo ancora più penalizzante.

Martina Franca, nella ASL Taranto, è a pochi chilometri. Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, nella ASL Bari, è un’altra destinazione naturale per i cittadini cistranesi.

Eppure, quando le agende non sono accessibili dal CUP locale, la vicinanza sulla cartina diventa distanza allo sportello.

Del resto, il nuovo ospedale ha di Fasano mezzo nome, mentre amministrativamente appartiene alla ASL Bari. Il nome unisce due territori; il sistema di prenotazione, quando non permette di accedere alle prestazioni, torna a dividerli.

Un ospedale interprovinciale dovrebbe essere un ponte. Sarebbe paradossale aver costruito il ponte lasciando il muro all’ingresso.

Cosa si chiede

Non si pretende che ogni prestazione sia disponibile ovunque e immediatamente. Si pretende che un paziente, già esposto alla fragilità della malattia, non debba affrontare anche una corsa a ostacoli tra aziende sanitarie confinanti.

La malattia non conosce i confini delle ASL. Sarebbe ora che il sistema informatico imparasse altrettanto.

E questa contraddizione va ricordata a chi ha governato la sanità regionale e deve rispondere delle condizioni della ASL Brindisi: se i servizi del territorio sono in difficoltà, rendere concretamente accessibili quelli vicini è il minimo.

Non si può lasciare il cittadino con servizi insufficienti a casa propria e porte informatiche chiuse appena oltre il confine.

La polemica che serve

Su questo serve una polemica seria. Rivolta a chi:

  • organizza i servizi;
  • integra le piattaforme;
  • rende accessibili le agende.

Da chi, come Amati, ha avuto responsabilità regionali, sarebbe utile ascoltare anche un bilancio di ciò che è stato risolto e di ciò che resta da fare. L’autocritica farà meno visualizzazioni, ma potrebbe produrre qualche risposta in più.

Perché prima ancora delle liste d’attesa, qui rischiamo di avere la lista degli ostacoli per riuscire a prenotare.

L’invito a chiamare i Carabinieri produce certamente un titolo. Rendere funzionante il CUP richiede qualcosa di più impegnativo.

Lo sportellista, intanto, resta lì: davanti a un computer che non governa e a cittadini dei quali raccoglie la frustrazione. La politica dovrebbe dargli strumenti e risposte.

Per il megafono, a quanto pare, è già attrezzata.