Furti nelle campagne, paura e rabbia: Cisternino chiede tutela vera
Non è più solo cronaca. È un sentimento collettivo.

Ogni sera le chat si riempiono di messaggi: “Attenzione, auto sospetta”, “Hanno forzato un cancello”, “Mi hanno portato via gli attrezzi”.
Un cittadino mostra il garage svuotato. Un altro riceve il video di un uomo che carica un capasone, simbolo della nostra tradizione contadina, trattato come merce qualsiasi.
La paura è reale. La rabbia pure.
Perché qui non si parla di oggetti: si parla di proprietà privata, di sacrifici di una vita, di case di campagna costruite con lavoro e sudore. Quando qualcuno entra nel tuo spazio, non ruba solo un bene: viola un confine.
Molti cittadini si sentono disarmati. Vedono gli stessi volti aggirarsi, sentono racconti che si ripetono, parlano apertamente di soggetti noti, spesso fragili, talvolta legati a dipendenze.
Ma sapere non significa poter intervenire. Lo Stato ha regole precise. E meno male.
I Carabinieri fanno la loro parte: raccolgono denunce, analizzano immagini, pattugliano, ricostruiscono collegamenti.
Chi indaga sa che spesso dietro il piccolo furto c’è una catena più ampia, che porta lontano dal luogo del reato, dentro circuiti di ricettazione.
Il punto è che, mentre l’indagine segue i suoi tempi e le sue regole, il territorio vive l’oggi.
E l’oggi è fatto di cancelli forzati e notti insonni.
Le segnalazioni nelle chat aiutano ad allertare, ma non bastano.Senza denuncia formale non esiste tracciabilità. Senza tracciabilità non esiste aggravante della serialità. Senza quadro completo è difficile chiedere misure più incisive.
Ogni furto denunciato non è solo un atto personale. È un tassello investigativo. È un dato statistico che pesa nei tavoli in Prefettura. È uno strumento che rafforza l’azione dell’Arma. Denunciare significa difendere la propria proprietà nel perimetro della legalità.
La tentazione di “organizzarsi” è forte. Quando la rabbia cresce, qualcuno pensa alle ronde.
La sicurezza è una funzione pubblica. Difendere la proprietà privata è un diritto, ma va esercitato dentro le regole.
Altrimenti il rischio è trasformare la paura in conflitto. Cisternino non è rassegnata. È arrabbiata.
E l’arrabbiatura, se incanalata bene, diventa forza civile.
Serve presenza rafforzata, coordinamento, interventi mirati. Ma serve anche una comunità compatta che denuncia, collabora, segnala in modo corretto.
La magistratura ha i suoi parametri e le sue valutazioni. I cittadini hanno il diritto di sentirsi protetti.
Tra questi due poli non deve esserci distanza. Deve esserci risultato. Perché la sicurezza non è un favore: è una condizione essenziale per vivere, lavorare e restare in questo territorio con fiducia.